Decidere
Decisioni sul resto del viaggio.
Quanto ci metterei da Punta Arenas a El Calafate?
E da Puerto Natales a El Chalten?
Come andare a Punta Arenas da Puerto Natales?
Domande irrilevanti, apparentemente precise ma in fondo confuse, che mi girano nella testa prima di prendere una decisione sul resto del viaggio. Ho pochi giorni in più da trascorrere in Patagonia, e la dicitura " pochi giorni" mal si concilia con la scorrere del tempo patagonico. Ê più tipica di un tempo Europeo, direi. Comunque sia il punto è che pur avendo avuto mesi di tempo per organizzarmi, non ho organizzato niente. Tante idee si sono susseguite in testa.
Dapprima c'era il piano di fare il circuito O del Torres del Paine, con Fabiano.
Piano subito scartato quando capimm oche saremmo potuti andare a fare un giro sull'isola di Navarino, o a Cabo Froward, nell'estremo sud della Tierra del Fuego.
Poi Fabiano ha scoperto di non poter venire in viaggio, e quindi ho dovuto cancellare queste idee e ripensare tutto da capo. Innanzitutto ho deciso che il 14 avrei preso un volo per Cordoba per andare a trovare i miei amici Fede, Michi, forse Ruben ed Edoardo che non vedo dal 2015 e 2011 rispettivamente. Mi va di passare del tempo con loro e so che sarà tempo ben speso.
Prima di ciò, tra l'8 e il 14 Dicembre, l'Isola di Navarino non mi sentivo di esplorarla da solo - cacasotto, ma cosa ci posso fare? Inoltre i giorni a disposizione non erano minimamente sufficienti. Già, io volevo arrivarci in barca da Puerto Natales, ma sono barche che passano solo ogni tanto, mica stiamo parlando della metropolitana di Stoccolma che ha un treno ogni due minuti!
Allora ho riscalato su Cabo Froward. Ma, anche lì, i giorni a disposizione erano pochi e l'idea di andarci da solo non mi piaceva. Certo, sarei potuto andare alle Torri del Paine, ma non mi andava di ritornarci, pur trattandosi di un posto stupefacente. Così ho pensato: perché non te ne torni in Argentina a vedere El Chalten, luogo mitico da cui partono tutte le scalate alle montagne di cui senti parlare da una vita? Già, il Cerro Torre, il Cerro Chalten (Fitz Roy), e poi i sentieri che portano fino ai belvederi sul Campo Hielo Continental.
Così dopo la fine della conferenza e la gita alla grotta del Milodonte, eccomi a prenotare l'ultimo posto disponibile sul bus che alle 8 del giorno dopo, sabato 9 Dicembre, mi avrebbe portato a El Calafate. Da lì, un altro bus mi avrebbe portato a El Chalten, ben più a nord di Puerto Natales. 9 ore di viaggio con 3 ore di attesa a El Calafate, dove ho avuto il tempo di mangiare degli ottimi ravioli ravioli ripieni di zucca e noci.
Nel viaggio ho dormito. Mi sono svegliato e ho visto le distese sconfinate della Patagonia Argentina. Mi sono riaddormentato, ho ascoltato Ben Howard, Red Hot Chili Peppers, Charlie Garcia e Supertramp. Soprattutto Ben Howard, che mi rimanda sempre a un concerto di fine Aprile 2010 a cui andai a Stoccolma insieme a Valentino: L'apertura era tenuta da un giovane di cui non avevamo sentito parlare, ma che ci piacque tanto e di cui comprammo anche un CD. gran voce e musica brillante che mi apre la mente a ricordi di un periodo splendido della mia vita.
Ma in fondo, perché ci ho messo così tanto a decidere cosa fare? Perché ho dovuto aspettare l'ultimo secondo? Ci penso mentre dormo durante il viaggio, anche se dormo profondo, bene, in uno dei famosi bus sudamericani, ben più comodi di quelli europei. A me pare che quando mi capiti ciò sia perché non abbia abbastanza elementi per prendere una decisione, oppure perché l'eccesso di possibilità mandi completamente in pappa il funzionamento del mio cervello.
Il problema mi pare che sia il seguente: nella stragrande maggioranza delle volte in cui, durante le nostre vite, prendiamo una decisione, non importa quale sia la decisione presa. Più che altro, la differenza che viene marcata è quella tra il decidere e il non farlo. Poche sono le volte in cui una scelta, invece, si riveli fatale o essenziale, perché l'alternativa sarebbe stata rispettivamente salvifica o nefasta.
La maggior parte delle volte, almeno nella mia vita, mi pare che i problemi siano venuti quando non abbia avuto il coraggio di scegliere, mentre prendere una qualsiasi decisione mi ha spesso portato in salvo, come se avessi mostrato al destino di essere in grado di mantenere le redini della mia vita.
In questo viaggio la decisione l'ho presa all'ultimo, il che mi preclude certamente il poter fare dei giri che richiedono una preparazione, un'organizzazione attenta.
Ma non influenza il fatto che possa vedere luoghi nuovi e parlare con la gente che incontro durante questo viaggio, di confrontarmi un po' con questa terra affascinante, di mettere a nudo delle parti di me che sono dormienti durante la vita quotidiana e possono venir fuori solo durante un viaggio.
L'arrivo a El Chalten, alle 21.30 e sotto una buona pioggia, non è dei più invitanti. Allora mangio qualcosa ad un piccolo e carin oristorante vegano e vado a dormire nell'alloggio prenotato il giorno prima. Cosa farò il giorno dopo non lo so, le decisioni certamente non voglio prenderle quando sono stanco o in momenti in cui la solitudine ha un gusto più amaro che rivelatore. Il sonno, e i sogni, servono evidentemente a rigenerare anche quella parte del cervello che serve a generare l'entusiasmo per poter scegliere su quale zolla di terra compiere il prossimo passo della propria vita.
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