Inizio
La mia ossessione per la Patagonia non so bene dove nacque né quando né perché. Se proprio dobbiamo ridurre tutto ad una spiegazione logica (secondo i ragionamenti di una parte degli umani) evidentemente il sapere di una terra lontana e difficilmente raggiungibile in cui uno se ne poteva stare in pace, in cui c'erano dei venti tremendi e delle montagne inscalabili, in cui c'erano i ghiacciai più grandi del mondo, in qualche modo deve aver giocato un ruolo e aver attirato la mia immaginazione. Ma al di là di ciò, su cui potrei scrivere molto più ma non mi interessa poi tanto, posso identificare dei momenti ben precisi che non hanno fatto altro che alimentare la mia immaginazione e la mia attrazione per una terra che, in fondo, a quasi quarantacinque anni, ancora non ho mai visto. Il momento chiave fu la scoperta dell'esistenza di Luís Sepúlveda che, anche in una cittadina della provincia del sud Italia come Campobasso, si fece conoscere grazie alla sua Storia di una Gabianella e del gatto che le insegnò a volare. Ora, la gaviota era simpatica e la sua storia molto evocativa. Ma, soprattutto, la gaviota, dopo aver imparato a volare, mi prese con se in volo per farmi vedere una parte del mondo vissuto da Sepúlveda. Di questo mondo, Patagonia Express era la tappa che più mi interessava. Lo chiesi insistentemente alla libreria di via Manzoni, la cui libraia cominciò a soprannominarmi "Sepulveda" poiché ogni volta che vi entravo lei già sapeva cosa avrei chiesto. Il libro alla fine arrivò e un viaggio di andata e ritorno a Bologna, in una giornata dell'estate del 1998 rubata alla preparazione degli esami di maturitá, furono sufficienti a divorare il libro prima di riporlo di nuovo nello scaffale. Lo lessi, me ne innamorai e poi lo dimenticai. Dopo questo inizio, tante altre tappe mi hanno riportato con la mente in Patagonia. Le discussioni con gli amici, ad esempio, con Fabiano, Mario José, Matteo, Dario, Riccardo, Ture, e poi Federico, Henri e Matthew e non ricordo quanti altri. Feci una toccata e fuga in Patagonia, a Bariloche, nel 2009, poi un'altra, molto più a sud, da Ushuaia per risalire fino a Santiago, nel 2011. Poi, cercando di capire, inutilmente, scrissi che
Quando ero piccolo volevo andare in Patagonia,
ma non ne ho mai capito il perché.
L'oceano dopo le montagne.
I ghiacci, i venti sferzanti.
Sterminata, di strade a perdersi nel nulla.
Di viaggi senza meta,
Di vuoti,
della meta che è viaggiare
e disperdere nel nulla le strade soffocanti.
E il deserto:
finalmente camminare
le distanze umane da percorrere
tra esseri mortali e viventi,
per capirle infinitesime
dell'attraversar me stesso.
Quando ero grande volevo tornare in Patagonia,
e non ne sapevo il perché.
E quindi ci sono poi tornato, nel 2015, a Chile Chico. Nel mezzo, poi, tanto altro, finché capitò che qualcuno organizzasse una conferenza a Puerto Natales su pianeti extrasolari, un argomento che certamente non mi lascia indifferente, in una località che non mi lascia indifferente. Decisi di andarci, ancora non ne so bene il perché né il come. Insomma, sembra che tutto proceda così, senza saper bene cosa stia facendo e in effetti mi ci sono anche un po' abituato, anche se non del tutto. Nel frattempo nell'autunno (che ormai sembra un'estate) di Barcellona, in una delle mie tante visite alla libreria Taifa in Carrer de Verdi, ho trovato una copia usata, in spagnolo, di Patagonia Express. 5 euro. Via, non potevo non prenderla e non rileggere il libro, stavolta integralmente, in lingua originale. Lì vi ho scoperto un mondo che non conoscevo. Una parte di libro, la prima, non esiste nella versione italiana, che evidentemente la brava Ilide Carmignani ha tradotto da una versione del libro antecedente a quella che poi sarebbe stata pubblicata in spagnolo. E l'inizio della seconda neanche lo ricordavo. L'autore stava per tornare in Sudamerica e visitare la Patagonia dopo un eislio forzato da quei maledetti fascisti del regime di Pinochet. Prima di farlo, si incontrò con un altro esperto viaggiatore della zona. Bruce Chatwin. Si incontrarono a prendere un caffé. Al Café Zurich. Parlarono e poi si congedarono con la promessa di rivedersi. Ma, come disse Sepulveda, Chatwin da lì a poco dovette partire per il viaggio inevitabile, così non riuscirono a riincontrarsi su questa terra. E dove era il Cafè Zurich? In Plaza Catalunya, a Barcelona. Allora il mio nuovo viaggio in Patagonia, il Primo di Dicembre 2023, ha inizio da qui.



....non so da che parte il mio buon genio sembrò dirmi:
RispondiElimina"Va a pescare e a cacciare in lungo e in largo, giorno per giorno, sempre piú in lungo e sempre più in largo, e riposati presso molti ruscelli e molti focolari, senza timore. Ricorda il tuo Creatore nei giorni della tua gioventù. Alzati libero da cure prima dell'alba, e cerca l'avventura. Che il mezzogiorno ti trovi presso i laghi, e che la notte ti sorprenda sempre a tuo agio. ;)