Ricetta per nubi lentic(chi)olari

Spesso conosciute come nubi lenticolari, secondo me possono essere chiamate anche nubi lenticchiolari perché in effetti assomigliano nanche a delle lenticchie giganti. Ma sono bianche. E lenticchie bianche non ne conosco, a direi il vero. Quindi ho detto una cazzata. E quindi sarà certamente una roba giusta. Adesso sono convinto che da qualche parte nel mondo esistano lenticchie bianche e giganti.





Comunque sia, chiamiamole nubi lenticolari, come sono poi conosciute da tutti.

Prendete tre ingredienti: 

Una montagna, o un ostacolo grande.

Mettetela in mezzo allo scorrere di un vento ben forte.

Aggiungete un po' di vapore acqueo.

Bene, quello che succede in queste situazioni è che poco al di sopra dell'ostacolo si forma una nube. Come mai?

La prima approssimazione è questa. L'aria scorre in maniera più o meno laminare, essendo il vento molto forte. L'ostacolo forza il flusso d'aria a deviare, ad alzarsi un po' per superare l'ostacolo. L'aria mista a vapore acque che scorre su queste linee di flusso si ritrova così ad un'altezza maggiore quando passa al di sopra dell'ostacolo, con conseguente raffreddamento. Se il raffreddamento è tale da portare il miscuglio di aria e vapore al di sotto del punto di riugiada, allora il vapore condenza e forma una nuvola. Ma continuando a scorrere, una volta superato l'ostacolo, l'aria poi ridiscende più in basso, ritornando a temperature più alte e quindi al di sopra del punto di riugiada, con conseguente dissipazione della nuvola. 

Ah già, cos'è il punto di riugiada? Prendiamo una miscela fatta di un liquido e di vapore. Il Punto di rugiada indica quelle condizioni per cui questa miscela è satura di vapore. Se dal punto di rugiada ci si sposta verso una temperatura un po' maggiore (o una pressione minore), la miscela rimane costituita solo da vapore. Se invece la temperatura diminuisce (O la pressione aumenta), allora parte del vapore condensa: si ha quindi una miscela di gas e liquido. 


Quindi un flusso d'aria che vuole scavalcare una montagna può benissim otrovarsi al di sopra del suo punto di rugiada prima di incontrare, nel suo fluire, la montagna stessa. Poi, salendo ad una quota più elevata, è forzato a muoversi laddove la temperatura è minore. Può quindi ritrovarsi sotto il punto di rugiada e, in parte, condensare.

Tra l'altro le nubi lenticolari mostrano una chiara stratificazione: sembrano proprio fatte a strati l'uno sopra l'altro, tipo una torta millefoglie. E la ragione è che la stratificazione dell'aria, invisibile all'occhio umano quando c'è solo vapore, diventa visibile laddove il vapore condensa. 

 

In Patagonia è pieno di queste nubi e non c'è da meravigliarsene: le montagne ci sono eccome, e i forti venti anche!

E la cosa che potrebbe essere davvero una figata, è che in molti pianeti extrasolari un fenomeno simile può far formare nubi da condensa proprio laddove il giorno confina con la notte. Questo può capitare per pianeti che rivolgono sempre la stessa faccia verso la stella, ossia in cui il giorno e la notte hanno un confine ben preciso che non cambia mai. È lo stesso fenomeno che fa sì che vediamo sempre la stessa faccia della Luna.

Su questi pianeti non c'è necessariamente un ostacolo allo scorrere del vento, ma certamente c'è un improvviso cambio di temperatura e ci sono forti venti per riequilibrare l'atmosfera, divisa in maniera netta tra la parte fredda, notturna, e quella calda, diurna. Certamente lì, tra la notte e il giorno, ci sarà un fenomeno di condensa e quindi una fitta coltre di nubi. Non saprei dire, però, se hanno uno stile impeccabile come quelle patagoniche.


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