Ricordi sparsi
Il viaggio termina sempre co una serie di ricordi che per varie ragioni non entrano in nessun diario, pur essendo decisamente di valore.
In questo caso, dovendo stilare una lista parziale, inizierei con la serata con i poeti del Festival Acrux e gli astronomi alla distilleria Last Hope di Puerto Natales. Il testo in rima inventato e scritto su un tovagliolo di carta per declamare la mia sofferenza di fronte ad un cocktail che non arrivava. D'altra parte i poeti dicevano che la sofferenza è alla base della poesia.
Poi la chiacchierata notturna con Edgardo, il padre di Paulina, la
proprietaria dell'ostello a Puerto Natales. Chiacchierata con ricordo
inevitabile della mattinata dell'11 Settembre 1973, in cui lui stava
andando a scuola e gli dissero invece di tornare a casa. Chiacchierata
sul dove e come gli convenga andare in Europa, cosa aspettarsi, cosa
cercare.
La scoperta del Cantico Cosmico di Ernesto Cardenal, che forse potrei cominciare a leggere oggi stesso, perché no.
Le camminate per El Chaltén e el Calafate, a sentire l'odore di queste piccole città.
La tosse che mi ha accompagnato per tutto il viaggio in Patagonia.
L'asado a casa di Fede, appena arrivato a Cordoba, con lui e Michi. La chiacchierata con Michi per rimetterci in pari dopo 8 anni che non ci vedevamo.
La riscoperta di una lettera che avevo scritto a Michi 8 anni fa a Stoccolma, e recapitata non ricordo bene come a Cordoba. in quella lettera c'era davvero una visione del mondo che non ricordavo di aver avuto.
La mattinata a prendere caffè e mate con Michi, Il pomeriggio nella piscina gonfiabile da Fede, la festa in Osservatorio per il dottorato ottenuto da una ragazza, a ballare salsa che non so e credo mai saprò ballare.
La serata ad ascoltare i Sur Oculto a Cordoba, prima di prendere il Bus per Buenos Aires. Una musica in stile metal molto ricercato, ascoltata con amici in mezzo a tanti ragazzi.
Pur avendo scritto ogni giorno, tanti i momenti che sono rimasti fuori. D'altra parte il racconto non può mai essere esaustivo di tutto ciò che si è vissuto. Vogliamo per esempio parlare di tutti quei momenti che ci vedono presenti, ma in cui non ci rendiamo ben conto di cosa sta succedendo? O di quegli altri che vengono cancellati immediatamente dalla memoria, ma invece restano impressi chiaramente nel ricordo di qualche compagno di viaggio?
In ultimo, uno dei benefici del viaggiare è quello di creare spazi, e i ricordi mancanti sono tra questi. Gli spazi che si formano grazie alle linee tracciate possono andare anche al di là della comprensione immediata del viaggiatore, secondo me. Per questo, nella fase rielaborazione del viaggio, ci si rende conto di dinamiche precedentemente oscure, e per questo i benefici di un viaggio possono rimanere a lungo, se il viaggiatore si è preso cura di tracciare tragitti che, invece di racchiudere il tempo in maniera possessiva, possano aprirlo in maniera visionaria.
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