Transpatagonica - parte seconda
Avevo scordato una tappa del viaggio transpatagonico. Non è che l'avessi scordata ma non ero ancora riuscito a scriverla. Già perché la mia meta finale, per adesso, è Puerto Natales, in Cile, e il mio volo arrivava a El Calafate, sei ore di autobus e una nazione di distanza da Puerto Natales.
Il Tre di Dicembre mi sveglio con calma nella Hosteria Hainen, faccio colazione quando tuti gli altri stanno già andando via a seguire i giri turistici che avevano programmato chissà quanto tempo fa. Chiacchiero una coppia di ragazzi, credo inglesi, che mi sembravano le facce più interessanti a colazione. Avevano due zainoni pieni zeppi di non so cosa. Ipotizzo vadano in montagna.
"Andate a scalare?" gli chiedo.
"Ci sono due kayak arrotolati negli zaini, andiamo a remare sul Lago Viedma."
Figata. Partire per andare nel sud del mondo con il tuo partner a fare kayak sul Lago Viedma, niente male.
Io intanto faccio le mie cose con estrema calma, il concetto di tempo patagonico mi calza a pennello e provo a diventarne un esperto. Scrivo il post sull'inizio del viaggio, quello che inizia e finisce a Barcellona, per intenderci (già, lo scrivo a viaggio già finito, o quasi!), mi preparo, pago e sono in ritardo, come sempre. Atraverso le strade semideserte della cittadina di El Calafate abbastanza in fretta, ma il tempo per guardarmi attorno ,scattare due foto, osservare i cani randagi e l'enorme disteza in cui mi trovo, di origine glaciale, ce l'ho comunque. Arrivo all'autobus con ben 5 minuti di anticipo. Altro che ritardo! Ma qui siamo su tempo patagonico, e io che ormai mi sono troppo abituato all'Europa lo dimentico di continuo. L'autobus partirà verso le 9, con calma, e dopo che tutti i passeggeri abbiano fatto un check in alla stazione dell'autobus, check in la cui utilità mi sfugge, in tutta sincerità.
Il viaggio in bus mostra gli spazi patagonici, quello che davvero rendo unica questa terra, secondo me. Anzi, è la combinaizone di questi spazi con montagne dallo stile unico che la rende unica. All'orizzonte, infatti, verso est, spuntano i picchi del Parco delle Torri del Paine, i bastioni meridionali dello Hielo Continental. Orizzonte mistico.
Io metto su un po' di musica che mi fa sentire a casa e mi godo il contrasto delle distese a perdita d'occhio che iniziano pochi centimetri più in là del finestrino, con la mia solita musica che ascolto ormai da decenni: Foxtrot, Revolver, Five Leaves Left, Larks' tongues in Aspic e La sinfonia dal nuovo Mondo. Già, quest'ultima in particolare ci sta proprio bene e mi accompagna mentre ci avviciniamo alla frontiera cilena, in località Cerro Castillo, anche se ufficialmente è chiamata la frontiera di Rio Don Guillermo. Lì, il classico doppio controllo, dapprima quello argentino e, dopo setto o otto kilometri, quello cileno. Ben più rognoso il secondo, visto che in Cile non ti lasciano portare neanche una banana o una mela per paura che uno faccia entrare nel paese chissà che malattie o specie vegetali aliene. Follie burocratiche, non venitemi a dire che questa roba abbia un senso, per favore. Alla frontiera cilena approfitto poi di una connessione wifi al volo che mi consente di passar eun po' di tempo in chat con i miei nuovi cari amici fatti da poco: il servizio clienti di Lufthansa. Già, mi contattano via chat per chiedermi dove voglio che venga spedito il bagaglio che era rimasto a Francoforte. Se ve lo state chiedendo, si, indosso gli stessi pantaloni e la stessa maglia da due giorni (ma questa non è una novità, dai). Le Mutande e le calze e la maglietta però li ho cambiati, passando ad un negozio di gestito da boliviani a El Calafate. Comunque io gli confermo che lo voglio a Puerto Natales, ma allora cominciano a inviarmi dei messaggi vocali. Non è possibile farlo arrivare all'ostello dove starò a Puerto Natales, al massimo possono inviarlo all'aeroporto. E così sia. Arriverà Lunedì pomeriggio, mi dicono. Anzi no, martedì mattina. Oppure, no, ancora meglio, riescono a farmelo arrivare lunedì mattina con il volo che atterrerà a Puerto Natales pochi minuti prima delle 9. Geniale. Accetto l'offerta anche se questo triplice cambio di voli fatto durante uno scambio di messaggi vocali su Whatsapp mi lascia perplesso. Forse la mia borsa finirà in qualche altro Puerto del mondo e non la ritroverò mai più, ma che altre opzioni ho. Anche perché, diciamocelo, 12 anni fa, quando ero da queste parti, avrei mai immaginato di poter scambiare tali messaggi con un servizio clienti di una compagnia aerea? E di poterlo fare dal bel mezzo del nulla nella tra la Patagonia cilena e quella argentina (che poi sono la stessa cosa)?
Ci rimettiamo in bus e iniziamo la discesa verso Puerto Natales. Cedo al sonno per una mezzora, e alle tre e trenta scendo dal bus e mi dirigo verso l'ostello Yagan House. sono contento di essere arrivato sano e salvo, devo dire. Perché durante la traversata transoceanica avevo fatto un incubo relativo ad un viaggio in autobus, e la cosa non mi piaceva poi tanto. È evidente che la mia specialità, qualora ne avessi una, non è quella di interpretare i sogni.
Puerto Natales è una cittadina che mi sembra nuova ma
sconosciuta. Arrivo all'ostello e mi sembra di non esserci mai stato
prima, anch ese il nome mi è familiare. Tra i tanti ostelli di Puerto
Natales infatti l'ho scelto proprio perché credo fosse lo stesso ostello
in cui passammo un paio di notti nel 2011, nel viaggio fatto con Simon e
Jörn. Avevo anche fatto una ricerca in vecchie email, ma non avevo
trovato traccia di questo nome. L'ostello mi ricordo che ci era
piaciuto, e poi a me piace sempre ritornare in un posto in cui sono già
stato. Ci ricordavamo della proprietaria, una simpatica
cilena di Santiago. Ci sarà
ancora? Mi accoglie invece una signora argentina, simpatica, chiacchieriamo un po' ma non è
una tipa che mi sembra familiare. Io starò qui all'ostello per 6 giorni, mentre la maggioranza delle persone è solo di passaggio, una notte prima di andare al Torres del Paine, o di ritorno da lì (tipo questi statunitensi appena arrivati, che in 5 secondi hanno già fatto 5 richieste alla reception, tutte relative a come fare con bagagli, trasporti e roba del genere, per andare al Torres Del Paine.) Quella è la rotta. Se le guide turistiche dicono che torres del Paine è il posto da vedere, allora lì bisogna andare. Avrà 5 stelle su Google? O qualcuno gliene avrà date di meno? Non so, questo meccanismo non mi sembra geniale.
Quando dico all'argentina, di nome Carina, che io vorrei andare a Cabo Froward, lei mi risponde che non sa neanche dove si trovi, invece.
La mia giornata comunque volge al termine, ma non prima di aver fatto una gran camminata lungomare fino al Remota hotel, di aver ammirato splendidi picchi che si ergono sul fiordo in direzione nord occidentale, su tutti il Cerro Balmaceda, di aver partecipato alla reception della conferenza ed essermi fatto tre o quattro pisco sour calafate. Il Pisco sour, per chi non lo sapesse, è tipo la bevanda nazionale cilena. Tipo l'aperol spritz in Italia. Peccato però sia peruviana, ma non lo dirò ad alta voce qui in Cile. Come l'aperol spritz, cominciano ad uscire tante varianti, tipo il Campari Spritz, e qui c'è il Pisco El Calafate, con un succo dolce di qualche frutto tipico di queste parti.
Anzi, no, volevo dire un'altra cosa, certo. Che quando torno all'ostello la sera, eccola lì che la trovo la cilena che ricordavo dal 2011. Paulina. È ancora la proprietaria, non sembra essere neanche cambiata poi tanto. Si, ero stato qui nel 2011, non c'è dubbio.
La mia transpatagonica finisce qui, ma quella della mia borsa ancora non è finita. Dovrebbe essere a Santiago mentre io vado a dormire, e dovrebbe essere in volo verso sud mentre sto facendo colazione con succo di frutta, uova strapazzate e caffè filtrato. Prendo un taxi e vado in aeroporto poco dopo l'ora di arrivo del volo quotidiano da Santiago, ed eccoli lì tutti i viaggiatori che si accalcano nell'attesa che un nastro automatico gli restituisca il proprio bagaglio. L'aeroporto di Puerto Natales è minuscolo. In pochi metri ci sono la sala d'ingresso e di uscita, gli uffici bagagli, i controlli di sicurezza. I nastri che restituiscono i bagagli sono lì, oltre una vetrata che però non posso oltrepassare. C'è scritto chiaramente sui cartelli. Ma non c'è nessuno con cui parlare al banco della Latam, la compagnia che dovrebbe aver trasportato il mio bagaglio. già, ci sono ben poche persone che lavorano qui, e adesso sono tutte impegnate altrove. Ma ad ogni modo, eco lì che sul nastro spunta la mia borsa! la vedo, è qui a Puerto Natales. E non ci è voluto poi tanto a passare lì, oltre la vetrata, non appena la porta scorrevole si è aperta, e agguantare il mio bagaglio. Posso tornare serenamente a Puerto Natales. Racconto la storia del bagaglio al tassista, ridiamo insieme. La giornata, la prima della conferenza, può finalmente iniziare.
PS: mentre scivo, gli statunitensi di cui sopra stanno, come dire, scassando la michia a tutto l'ostello per organizzare il proprio trekking in giro nel parco delle Torres del Paine. Stanno cercando di prenotare all'ultime dei campeggi che evidentement no nhanno posto. In maniera arrgante, al telefono, con una persona che la receptionist gli ha gentilmente trovato, dicono: beh, se io dormo lo stesso lì nel campeggio cosa farete, ci metterete in galera? Prendo allora appunti su cosa non fare durante un viaggio e appunti su come parlare alla gente che mi capita di incontrare.





Commenti
Posta un commento