Transpatagonica - parte terza
El Chaltén era deserta quando ho aperto la porta della mia stanza stamattina prima delle sei. Deserta e senza vento, serena. le nuvole coprivano il gruppo del Cerro Chaltén e facevano presagire in effetti il brutto tempo di cui parlavano le previsioni. La mia rotta comunque è adesso verso sud est, prima, e poi verso nord.
I giorni in Patagonia finiscono oggi, per questo giro. Il bus della mattina mi riporta all'aeroporto di El Calafate, e poi l'aereo da cui scrivo adesso mi porterà a Cordoba.
In aereo di nuovo. Sperando di poter dare un'occhiata, di sfuggita, al Campo de Hielo, qui dall'alto. Il contrasto con il sentiero su cui mi muovevo ieri è stridente.
La visita di ieri alla Laguna Torre è stata entusiasmante anche se semplice. Partito con calma di mattina tardi, e tornato nel pomeriggio, cercando di sfruttare al meglio la finestra di bel tempo prevista. Così è stato. Il gruppo del Cerro Torre era rimasto immerso nelle nuvole per tutta la giornata per poi offrire uno spiraglio una mezzora dopo il mio arrivo alla Laguna. Il vento era fortissimo secondo i miei canoni. Nel senso che non mi era semplice il camminare. Ma era segnata come una giornata di vento tranquillo. Come dire che da queste parti un vento tranquillo è come il vento forte che ho sentito sul Mutria o sul Miletto. Io ero abituato a quello, ma qui ci muoviamo su una scala evidentemente diversa e su cui non sono allenato. La salita alla laguna è stata facile, ho camminato di buon passo e sono riuscito a muovermi velocemente seppur su un sentiero relativamente pieno di gente. Molta meno che quella di due giorni fa alla laguna de Los Tres, senza dubbio, ma si tratta comunque di un pellegrinaggio.
La vista del gruppo del Cerro Torre che si ergeva sullo sfondo della laguna è stata straordinaria. Il vento alzava onde alte sulla piccola laguna, onde che si infrangevano sugli iceberg galleggianti o arenati sulle sponde del lago. Le acque erano torbide, direi quasi marroni, evidentemente a causa del continuo turbolento mescolarsi.
Io mi sono goduto il vento, poi ho cercato riparo dietro una piccola costruzione simile ad una trincea fatta con tronchi e rami secchi. Lì ho potuto fare la mia merenda a base di empanadas e bere un succo, e aspettare finché le nubi non si diradassero. Come sempre, più che a quello che vedo io oggi, penso a ciò che vedevano gli esploratori di decine di anni fa, o forse anche di centinaia di anni fa. Non so quale fu la prima volta che questi monti vennero avvistati. Adesso lo stupore nel vederli viene in qualche maniera attenuato dalle tante foto che circolano e dalle quali ci si puó comunque fare un'idea di ciò a cui ci si troverà di fronte. Una vaga idea, vaghissima. Al di là della sensazione dovuta all'essere immerso in un vento forte, al di là degli odori e rumori che una qualunque foto non può restituire, e della stanchezza nelle gambe che ti fa sentire di aver guadagnato quella vista, io non mi aspettavo questi iceberg sul lago, ad esempio, la forma dei quali cambia da giorno a giorno. Così come la forma e il muoversi delle nuvole. Col mio piccolo binocolo riesco poi a scorgere anche il famoso fungo di ghiaccio posto sulla vetta del Torre. Forse in futuro si scioglierà e cadrà, ma per adesso è lassù.
La sera rimetto in ordine le mie cose e, per quanto possibile, le mie idee, e vado a dormire per prepararmi al viaggio di oggi.
Le strade nella parte di Patagonia che ho visto in questi giorni, tra cui oggi si stendono tutte in spazi enormi e spesso hanno lunghissime parti rettilinee che si perdono a vista d'occhio. Al di là di ciò, mi colpisce come i campi sterminati a destra e sinistra delle strade sono tutti recintati. Hanno una rudimentale recinzione fatta con pali di legno e fil di ferro. Al di là della recinzione spesso, corrono liberi i guanacos. Si tratta di animali dello stesso tipo del lama o alpaca che si trovano più a nord sulle ande, in Boliva e Perù, ad esempio. Ma i guanacos sono selvatici. Ce ne sono a migliaia e inevitabilmente alcuni di essi finiscono arrostiti sulla croce patagonica. Io però non l'ho assaggiato, lo ammetto.
Guanacos, mucche e cavalli dietro le recinzioni questo è ció che vedo durante il viaggio, con lo sfondo del Lago Viedma e delle nubi che scendono sulla catena della Ande Patagoniche, e con l'accompagnamento di Nick Drake, Smashing Pumpinks e Franco Battiato.
in aeroporto arrivo tre ore prima della partenza dell'aereo, ho il tempo di far decantare i giorni passati vagando per un po' per questa piccola base di lancio sulle sponde del Lago Argentino. Il decollo, un ultimo sguardo a questa terra e poi dentro e sopra le nubi che pian piano si confondono col mio sonno.



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