Un cambio folle
Se mi metto a parlare della moneta e dell'economia argentina finisco sicuramente a fare un post politico. Ci starebbe tutto, a dire il vero. Ma a dire altrettanto il vero, non ne so abbastanza. Mi limito allora a raccontare il paese che ho potuto vedere in questi giorni, e una cosa in particolare: il processo di cambiare dollari o euro in pesos argentini.
Prima di viaggiare il mio compagno di ufficio a Barcellona, Yago, argentino, mi ha messo in guardia: occhio, cambiare i soldi in Argentina non è cosa ovvia. C'è il cambio ufficiale, ma non ti conviene minimamente. E poi c'è un altro cambio, quello del dollar blue, che invece è molto conveniente. Solo che se cambi i soldi in aeroporto, o banca, il cambio è quello ufficiale. Se lo cambi in posti non ufficiali, allora puoi avere uno scambio con il dolar blue. La differenza è principalmente dovuta alle tasse, enormi, da pagare quando si effettua il cambio.
Per chiarire il tutto: il cambio ufficiale, al momento della mia partenza, consiste nell'ottenere poco più di 300 pesos, diciamo 330 pesos, per un dollaro americano, oppure circa 350 pesos per un Euro.
Tradotto nella vita reale: se vado ad un bar e prendo una Quilmes da mezzo litro, che è in buona sostanza la versione argentina dell birra Peroni, o Moretti, pago circa 2000, o anche 2200 pesos. Tradotto in euro, quasi Sei euro e mezzo. Se voglio invece una birra artigianale, posso anche arrivare a pagare 2800 o 3000. Quasi nove euro.
Non ha senso, ovviamente.
Se invece riesco a cambiare gli Euro, o i dollari, calcolati come dolar blue, beh con un Euro posso ottenere 950 pesos. Quasi il triplo. Il che significa che tutto per me costerebbe quasi un terzo.
Il mio amico Fede mi dice: che, cambia pesos con la gente. Oppure cerca posti che si chiamano cuevas, che fanno il cambio non ufficiale. Conviene agli argentini e a te. Già, perché così facendo gli argentini a cui dai Euro o dollari in moneta, possono avere per le mani un qualcosa che ha un minimo valore e che non sia sogetto a svalutazione così veloce come il peso argentino.
Così faccio, allora.
I primi soldi li cambio in aereo con i miei vicini di posto. Gli do 6 dollari, mi passano 5000 pesos. Sono felicissimi. Si tratta di due ragazzi che erano andati in Europa a lavorare per mettere da parte un po' di soldi. Avere anche solo 6 dollari in più gli fa sentire di aver fatto un affarone.
A Buenos Aires il taxi lo pago in dollari. E qui vedo che neanche il tassista ci capisce niente. Mi chiede prima 20000 pesos, poi mi chiede 30 dollari invocando un cambio a 900 pesos per dollaro (ma la matematica non gli dà ragione!), alla fine gliene do 25, che per un tragitto di più di 40 km vanno bene. Lui non è felice, dice che in Italia lo pagherei molto di più, ed è vero. Ma io gli rispondo che quello che sta dicendo non ha senso. Va beh, si sa che i tassisti ci provano sempre.
A El Calafate trovo uno dei posti di cambio non ufficiali. 1 Dollaro, 850 Pesos. Se cambi banconote da 100 o 50 dollari. 780 Pesos se cambi banconote da 20 dollari. Pare che valgano di meno, si vendono con più difficoltà. Praticamente il dollaro statunitense ha un valore diverso se venduto in gruppi di 50 o di 20. Notevole. Anzi, incredibile.
E faccio un errore: pago l'ostello con carta di credito. Non usare carta di credito, mi avevano detto, perché le banche ti fanno il cambio ufficiale! Ma l'abitudine a pagare con carta di credito è forte, e me ne rendo conto solo dopo aver terminato la transazione. Amen. Il giorno dopo potrò vedere quanto questa notte in ostello mi sia costata, se 30 o 90 euro.
Un giorno e vado in Cile, e li la roba è diversa. Il cambio è stabile, il peso cileno vale quello che vale, i prezzi sono chiari e simili ovunque. Posso pagare in dollari, Euro, con carta di credito. Va bene tutto. Tutto è relativamente caro, e d'altra parte ci troviamo a Puerto Natales, sperduti in Patagonia meridionale, e in alta stagione.
Il ritorno in Argentina, dopo 8 giorni, è ancora più sconvolgente. Arrivo a El Chaltén il giorno prima dell'insediamento del nuovo presidente, Milei (che, per la cronaca, e giusto perché non voglio esprimere la mia opinione chiaramente, è un pazzo totale e criminale, venduto chiaramente alle peggiori lobby del pianeta, a cui non affiderei né mia figlia né nessun bimbo del mondo per neanche un secondo, e che distruggerá totalmente l'Argentina). I prezzi oscillano più di un'altalena spinta alla massima potenza dal bambino più spericolato del mondo. Il cambio del pesos passa dai 900 pesos per dollaro, durante il mio primo giorno a El Chaltén, a 1050 pesos/dollaro durante il quarto giorno. Mi rendo conto, quindi, del perché praticamente tutti i prezzi di qualsiasi mercanzia siano scritti a mano, possibilmente a matita cancellabile: i prezzi possono cambiare ogni giorno, soprattutto per quanto riguarda i posti turistici, i ristoranti. A El Chaltén quasi tutte le attività ti possono cambiare dollari ed euro al tasso non ufficiale, e lo fanno più che volentieri. Gli dai una banconota da 100 dollari, te ne restituiscono un centinaio da 1000 pesos. Io mi diverto a contarli, mi fa sentire ricco e in un'altra epoca. Dopo aver cambiato 100 dollari mi pare di aver svaligiato una banca. La signora del bed and breakfast in cui alloggio cerca di calcolare quanto devo darle in dollari per le 4 notti che passerò lì. Ê confusa. All'inizio calcola che devo pagarle 660 dollari. Poi 220, poi 400. Il costo giusto è di 280, ad un cambio di 900 pesos/dollaro. Lei rimane perplessa ma poi si convince.
Nel frattempo mi ero dimenticato di controllare quanto avessi pagato per la prima notte a El Calafate. 33 Euro. Praticamente le banche europee, mi spiega un amico argentino, Andy, fanno spesso un cambio che non è quello ufficiale, ma neanche il dolar blue. Ê un cambio simile a quello del dolar blue, ma non totalmente.
Il concetto argentino di quilombo mi torna allora utile per descrivere la situazione in maniera sintetica. D'altra parte è una delle prime parole che ho imparato in spagnolo, ed è una parola usata solo in Argentina. Il quilombo originariamente era una comunità fondata da schiavi africani che erano riusciti a fuggire e liberarsi. Ma adesso, nella parlata comune, non significa questo. Forse, anzi sicuramente, per ragioni razziste, significa tutt'altro.
Cosa? Ovviamente, significa casino.

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